“Anche Le Corbusier amò la Certosa del Galluzzo. Ne studiò con attenzione le celle e i vari locali abitativi dei religiosi.”

L’Università di Design Polo Michelangelo ha inaugurato, nell’A.A. 2018/2019, i Viaggi di Studio per accompagnare gli studenti, oltre che verso la professione di Designer, anche alla scoperta di nuove culture.

Al fine di comprendere i principi alla base dell’Unité d’Habitation di Le Corbusier a Marsiglia, gli studenti si sono recati alla Certosa del Galluzzo di Firenze.Si tratta di un complesso monastico situato a sud della città che si erge sul Monte Acuto, circondato dai torrenti Greve ed Ema. L’edificio, che fu voluto da Nicolò Acciaiuoli in onore di San Lorenzo Martire, venne completato nel XVI secolo e fu abitato dall’ordine dei monaci certosini.Vi lavorarono grandi artisti come Orcagna, Giovanni della Robbia e Jacopo Carrucci, detto il Pontormo, del quale troviamo gli stupendi affreschi del Chiostro Grande, dedicati alla Passione di Cristo, attualmente conservati nella Pinacoteca di Palazzo Acciaiuoli, che domina l’ingresso della Certosa.

Il nome Certosa deriva proprio dall’Ordine dei Certosini, fondato da San Bruno nel 1804 nei pressi di Grenoble, in un luogo difficilmente accessibile. Venne denominato La Grande-Chartreuse e da allora le fondazioni dell’Ordine furono chiamate Certose e si ergono in luoghi distanti dai centri abitati per sottolineare l’ideale della vita certosina: la conoscenza di Dio nella solitudine.“Così lo spazio conventuale è rigorosamente e gerarchicamente definito per consentire l’incontro tra vita solitaria e vita in comune. Dall’insieme degli edifici del monastero, in effetti, si staccano la chiesa, anello di congiunzione tra cielo e terra, e la torre dell’orologio il cui suono scandisce la preghiera comune e liturgica dei monaci. Infatti, momento essenziale della vita spirituale del monaco-eremita è la scuola della sua cella, tra le cui mura, durante l’arco della giornata, egli potrà dedicarsi alla preghiera, alla meditazione della Sacra Scrittura e al lavoro manuale – Certosa del Galluzzo.”

Le celle, dislocate a raggiera attorno a un ampio chiostro sulla cima del colle, erano composte da un grande soggiorno ricco di luce, all’interno del quale vi era un particolarissimo e innovativo tavolo a scomparsa sul quale i certosini lavoravano e consumavano il pasto;

da una semplice camera da letto, un bagno e un corridoio che affacciava sul panorama sottostante. Ogni cella era dotata di un giardino interno privato, dove il certosino poteva dilettarsi con la botanica, e di un piccolo laboratorio di falegnameria. Al fine di evitare ogni contatto, anche visivo tra i monaci, le celle avevano finestre cieche che, quindi, non affacciavano su altre camere. Il cibo, addirittura, veniva passato attraverso pertugi, la cui apertura interna non corrispondeva a quella esterna, proprio per scongiurare qualsiasi sguardo.Alessia, studentessa del II anno, è stata rapita da questa caratteristica: “mi ha colpito soprattutto l’architettura imponente, la funzionalità degli ambienti monastici e le celle che sono state create secondo uno schema ben preciso per evitare ogni contatto visivo fra i monaci”.

“Anche Le Corbusier amò la Certosa del Galluzzo. Ne studiò con attenzione le celle e i vari locali abitativi dei religiosi. Il professor Eugenio Gentili Tedeschi nota come gli schizzi che il grande architetto francese abbozzò durante la visita al monastero (un momento importante nella sua vita) sono da un lato la testimonianza del nascente interesse per lo spazio organizzato, e dall’altro un seme che darà suoi frutti nei futuri studi per la cellula abitativa, dalla Maison Dom-Ino alle Immeubles-Villas, punti di partenza di un processo che condurrà all’Unité d’Habitation e si concluderà significativamente nel convento di La Tourette – Aa. Vv., Le Corbusier in Italia, Maggioli Editore.”Si interessò profondamente al rapporto tra spazio pubblico e spazio privato, elementi fondamentali all’interno di tutte le sue progettazioni.“Le Corbusier rimase incuriosito dal piccolo tavolino richiudibile all’interno del soggiorno della cella. Perché mai mettere un tavolino così piccolo in uno spazio così ampio? Ma soprattutto perché anche richiudibile? Manifestazione del genio e dell’attento studio certosino o pura casualità volta all’efficienza?”, si domanda Chiara, studentessa del II anno.

Terminata questa esperienza, gli studenti sono ora pronti a continuare il viaggio alla scoperta di nuove culture. La prossima tappa è proprio Marsiglia, dove potranno osservare peculiarità e differenze relative alla Certosa del Galluzzo e all’Unité d’Habitation, cercando di dare risposta ai quesiti pervenuti.

 

Gli studenti di Polo Michelangelo